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Lingotto 27 giugno: Ignazio Marino

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Sabato 27 giugno, al Lingotto di Torino (sede non casuale), i Piombini Democratici hanno autoconvocato un'assemblea autosostenuta (economicamente e politicamente: s'è fatta la colletta, per capirci) per aprire finalmente un confronto, un dibattito, un tavolo vero di discussione politica.
Il gruppo che ha ideato e lanciato questa kermesse democratica è quello che mesi fa si era riunito a Piombino. Sono trentenni, quarantenni del PD. Giovani (e meno giovani) parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, sindaci e semplici coordinatori di circolo.
Si sono (e ci hanno) dati(o) questa promessa: «Lo abbiamo detto e scritto e più volte: non siamo una corrente, non ci interessa cercare la posizione più conveniente in vista del congresso. Noi siamo il Partito Democratico. Ci vediamo a Torino per lanciare un progetto: non il nostro progetto, ma quello del Partito Democratico, vero ospite d’onore. Un grande e moderno progetto di cambiamento e ricostruzione del centrosinistra italiano, della politica italiana, e dell’Italia. Negli ultimi tempi ci siamo visti, ci siamo letti, ci siamo scritti più volte. Sappiamo cos’abbiamo in comune: vogliamo un partito che sia veramente democratico, che sia laico e autonomo dalle chiese e dai gruppi di pressione, che sia moderno e all’altezza delle sfide che ci sono davanti, che sia di sinistra».

Sono intervenuti in tanti nel corso della giornata. Erano presenti anche i due attuali sfidanti per la segreteria nazionale: Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. Hanno ascoltato, e è stata data parola anche a loro. C'erano Sergio Chiamparino e tanti altri. Soprattutto c'era il PD, ed era ora!

Vi proponiamo oggi uno degli interventi che più c'è piaciuto, quello di Ignazio Marino.
Il video è qui sopra. Qui sotto invece potete trovare il testo del suo intervento.

 

Intervento di Ignazio Marino

«Io credo che questa strada (PD, ndr) è stata inizata nel modo migliore; però poi ad un certo punto, dopo una campagna elettorale entusiasmante, qualcosa si è perso.
Dopo quella campagna elettorale, è accaduto che si è parlato molto meno dei temi delle persone: dove sono finiti i temi che riguardano la vita di ciascuno? il diritto al lavoro, ad un salario dignitoso, la casa, la gestione dei rifiuti nelle grandi aree urbane, 500 ospedali che sono a rischio sismico e che non sono in sicurezza, 1 milione di persone che dal sud del paese ogni anno quando hanno un problema di salute si devono spostare verso il nord.. 1 milione con le loro famiglie, sono un esodo, un problema reale; e poi chi parla più di quelle 200mila persone che sono precarie nel mondo della scuola? la maggior parte sono donne, hanno un età media tra i 37 e i 40 anni e nessuno se ne occupa.

Io sono convinto che esiste una maggioranza nel nostro Paese, che non condivide i principi del centrodestra, una maggioranza che non vuole le feste nei palazzi lussuosi, le feste alla panna montata, una maggioranza che si preoccupa della solidarietà, dell'uguaglianza, dei diritti civili.. beh, questa maggioranza però deve sapere cosa pensa il Partito Democratico, deve conoscere sui grandi temi quali sono le linee che il Partito intende sostenere.

Dobbiamo ripartire dalle grande questioni, scusate se io comincio da una che mi sta particolarmente a cuore: la vicenda del testamento biologico.

    La vicenda del testamento biologico è importante per capire se ce l'abbiamo un denominatore comune. Dov'è il problema? dov'è il problema se il denominatore comune è darci delle regole per le quali ognuno di noi possa decidere liberamente sulla base delle proprie convinzioni, della propria cultra e della propria fede. Ma dov'è il problema?
E' uno Stato laico, che protegga i diritti civili, che sia rispettoso degli orientamenti e della libertà di ciascuno; non diritti speciali, ma diritti uguali per tutti, ma VERAMENTE uguali per tutti: siano ammalati, donne, coppie di fatto, omosessuali.. i diritti civili sono di Tutti!

Ecco perché per me la questione del testamento biologico è stata la cartina di tornasole, perché la nomenclatura mi ha detto che dovevamo inventare un nuovo termine: la posizione prevalente. Non c'era più la posizione maggioritaria, di chi si confronta, discute e poi alla fine vota e tutti si sentono legati a quel voto e di quel voto ne fanno azione nel parlamento o nelle altre aree dove ognuno di noi ha responsabilità.
Io credo a dei principi differenti: credo al “sì” che sia “sì”, al “no” che sia “no” e credo che su questo noi dobbiamo utilizzare la grande forza che è il Partito Democratico. Io credo che le decisioni sui grandi temi debbano essere fatte ascoltando tutti, ascoltando i circoli, abbiamo gli strumenti, abbiamo la possibilità, e allora sui grandi temi sentiamo cosa pensiamo tutti noi.
    Sul nucleare, abbiamo un fisico, un nostro concittadino premio Nobel, Carlo Rubbia, che ci dice “guarda Ignazio, non abbiamo nessuna sicurezza, nessuna possibilità di metter da qualche parte in un modo che sia sicuro per la salute della gente le scorie radioattive”: e lo allora lo vogliamo discutere? lo vogliamo discutere tuti insieme?

    Siamo nei fatti un paese multietnico, ma la cultura dell'integrazione è ancora un miraggio.
Io non ci credo, non ci credo, potete dirmi quello che volete, “ci sono gli accordi”, ma io non ci credo che se c'è una donna incinta su una nave noi la dobbiamo riportare con le navi militare nel paese da dove viene, io non ci credo!


Non è questo il PD per cui voglio lavorare. Io voglio lavorare per un Partito che sia una squadra, una squadra in cui ognuno porti la sua competenza, una squadra che rifletta, discuta, anche animatamente, ma che poi si attenga alla decisione della maggioranza; una squadra che non si allontani mai da alcuni valori che per me sono la solidarietà, il rispetto delle regole, la meritocrazia, i diritti e soprattutto la laicità dello Stato.


Concludo con una sola affermazione: è chiedere troppo se quelli che non credono che tutti, ma proprio tutti, hanno gli stessi diritti.. beh, quelli che non ci credono, a questo giro possiamo lasciarli a casa?».