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Lingotto 27 giugno: Alessandra Moretti

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Altro intervento molto applaudito sabato 27 giugno al Lingotto.
A fine mattinata si iscrive a parlare Alessandra Moretti, vicesindaco di Variati a Vicenza.
Alessandra parla senza giri di parole della nostra situazione, sempre in bilico tra i nostri 'non detti' e in continua compagnia con l'opprimente forza della Lega pronta a schiacciarci.
Il suo è un intervento molto schietto.

Ecco qui il testo integrale:

«Certo che mi avete fatto un bello scherzo a farmi parlare dopo Bersani e Franceschini.
Alessandra Moretti, Vicesindaco e assessore di Vicenza, Veneto, Nordest.
Dopo 10 anni siamo tornati noi, e io sono molto orgogliosa di essere un'amministratrice del PD, Veneta, non Padana, perché la Padania non esiste.
Vincere la sfida delle elezioni comunali in una terra così orientata non è stata un'opera semplice, ma ce l'abbiamo fatta diventando spesso un simbolo, un faro e adesso devo dire che non siamo così tanto soli.

Credo però che questo Partito, il PD in cui credo fortemente, debba ripartire proprio da qui: debba ripartire dall'esperienza positiva, virtuosa di questi Comuni per tornare ad essere una credibile forza alternativa al centrodestra e credo anche che il PD tornerà a vincere se tornerà a parlare alla gente, a parlare ai quartieri; se avrà la forza di restituire ai cittadini il diritto di sognare anche attraverso delle scelte radicali, in controtendenza, ma vicine al sentire comune.
Se saprà restituire dignità e valore alla base del Partito, ai circoli, credendo che il consenso si costruisce a partire dalla vera partecipazione democratica, ma se avrà anche l'intelligenza di utilizzare un linguaggio meno ideologico e maggiormente rappresentativo delle aspettative dei cittadini affrontando argomenti che, devo dirlo, per troppo tempo abbiamo fatto l'errore di lasciare solo ed esclusivamente alla destra, consentendole di offendere e svilire ripetutamente principi costituzionalmete garantiti quali l'uguaglianza, la libertà di pensiero, di espressione, il diritto di cittadinanza.
Temi che questo partito non ha affrontato ad oggi con il dovuto coraggio: come il federalismo fiscale, l'immigrazione clandestina, lasciando campo libero ad una politica demagogica, qualunquista, urlata, capace di arrivare alla pancia dell'elettore alimentando così la paura, ma incapace di proporre soluzioni efficaci, soprattutto a livello locale.

Quando parlo di Vicenza, parlo di Vicenza e dei suoi 18mila immigrati. Questa amministrazione che oggi io rappresento ha saputo fare un scelta politica coraggiosa: noi siamo riusciti con fatica, con un metodo di grande compartecipazione, ad introdurre le quote, la percentuale degli stranieri nelle classi elementari. Ma questo Partito, soprattutto a livello nazionale, non ci ha dato una mano, ci ha lasciato soli, non è stato capace di fare propria questa esperienza, neppure a livello mediatico.
Questo provvedimento la cui primogenitura la rivendica ancora la Lega, il Partito Democratico non l'ha nemmeno considerato. Poteva dire “noi” e non “voi” siamo riusciti ad affrontare un problema sentito dal territorio, e siamo riusciti a dargli una risposta, siamo riusciti a dargli una soluzione.

Un territorio che i rappresentanti leghisti credono proprio, credono ancora il loro, arrivando ad accusare la giunta ed il sindaco di organizzare manifestazioni multiculturali; che secondo loro le badanti e gli immigrati, pensate, sono paragonabili a prostitute e terroristi islamici! Questo è il livello di chi ci rappresenta dall'altra parte e non solo a livello locale.

Ecco che allora questo Partito deve ripartire dall'esperienza dei Comuni dove si è capito che fare Politica è e deve essere prima di tutto sapere ascoltare, è e deve essere saper dare un volto ed un'immagine nuova a questa forza, liberandosi dei vecchi schemi. Prova ne è che dove questo partito ha avuto il coraggio di candidare volti nuovi non abbiamo vinto, abbiamo stravinto: vedi Debora (Serracchaini, ndr), vedi Matteo (Renzi, ndr).


Ma noi cambieremo questo partito nel metodo, nei pensieri. Pensiamo per esempio al Veneto, a Laura Puppato e alle sue 60mila preferenze.. ma non ci siamo in Europa come PD Veneto: ecco che allora dobbiamo fare sintesi e, lo abbiamo capito noi amministratori locali, chinare la testa di fronte al territorio.
Così uniremo le forze e sceglieremo un candidato, un leader che dovrà essere individuato in base ai contenuti, alle capacità di riconoscere gli errori, al talento di unire le forze, di fare una linea unica e condivisa, però in base anche all'intelligenza che avrà di promuovere con generosità i giovani, pretendendo quando e se sarà necessario anche un passo indietro da chi ci ha già provato e non ci è mai riuscito».