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Tangenti venete,l'affaire Mose

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Galan era agli arresti domiciliari dal luglio 2014 patteggiando con la Giustizia il suo coinvolgimento per lo scandalo MOSE. Le indagini comunque sulla vicenda delle paratie mobili in laguna sono tuttora in corso in particolare con rogatorie internazionali volte a rintracciare il denaro dato in dazioni per agevolare l\'attività del consorzio Venezia Nuova, all\'epoca dei fatti retto da Giovanni Mazzacurati. Lo ha detto il procuratore aggiunto Carlo Nordio a margine dell\'avvio del processo al tribunale di Venezia, con la discussione sulle questioni preliminari e con gli otto imputati assenti per la vicenda che vede tra questi l\'ex ministro Altero Matteoli (corruzione) e l\'ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni (finanziamento illecito dei partiti).   &quot;A ventiquattro anni da tangentopoli - ha rilevato Nordio - non è cambiato nulla&quot;. Per la vicenda Mose, ha proseguito, &quot;oggi non l\'inizio della fine - ha sottolineato - ma la fine dell\'inizio; una situazione, se vogliamo, residuale dopo che la gran parte degli indagati hanno patteggiato, ma la sostanza e il valore dell\'inchiesta, visti i ruoli di molte persone che vi sono entrate, non cambia. Intanto l\'opera idraulica per la sicurezza di Venezia continua.  La data ultima per la conclusione dei lavori del Mose viene confermata nel bilancio per il giugno 2018: costo finale 5,493 miliardi di euro.  La tangente di un miliardo di euro è tra le più alte che quella dell\'Eni di tangentopoli o le più recenti di Mafia Capitale sono briciole.<span itemprop=\"articleBody\"> Nelle 437 pagine delle richieste di arresto della procura veneziana si trovano molte conferme a quella cifra sprecata in illecite &quot;pubbliche relazioni&quot;. Le regole della tangente collettiva - i costruttori dovevano fare una colletta ogni volta che veniva richiesto - le impose il capo supremo Giovanni Mazzacurati quando prese in mano le redini del consorzio monopolista in Laguna. Nel 2002. &quot;La mia azienda aveva appena rilevato le quote del Consorzio appartenute a Impregilo, un investimento da 70 milioni che ci trasformava negli azionisti più importanti&quot;, ha messo a verbale l\'amministratore della Mantovani, Piergiorgio Baita. &quot;L\'ingegner Mazzacurati mi convocò e, in sede, mi precisò una serie di regole non scritte che vigevano tra i soci. La più importante era questa: dovevamo impegnarci tutti a retrocedere al consorzio, in nero, le somme concordate&quot;. Il secondo obbligo era che &quot;nessuna delle singole imprese, salvo ordine supremo, poteva permettersi di pagare direttamente politici e funzionari: le tangenti dovevano sempre passare attraverso il consorzio&quot;. Mazzacurati, che pretendeva di essere l\'unico a gestire i rapporti politici più alti - incontrò diverse volte a Roma Silvio Berlusconi e Gianni Letta &quot;per spiegare come stavano i lavori del Mose e farli procedere più velocemente&quot; - riceveva le buste di denari personalmente dai costruttori. Altre volte mandava uno dei suoi collaboratori: Luciano Neri o Federico Sutto. Raccoglievano e consegnavano al presidente. &quot;Era Mazzacurati a decidere il fabbisogno di fondi extracontabili, a scegliere chi doveva anticipare le somme nei momenti di crisi. Era lui, durante le campagne elettorali, a dettare gli importi del finanziamento ai partiti. Noi della Mantovani e quelli di Fincosit sostenevamo rappresentanti del Pdl, Condotte e Coveco il Pd. Solo la mia azienda ha retrocesso al consorzio sei milioni di euro&quot;. Retrocesso, si dice così. Significa &quot; restituire in nero&quot; parte del denaro pubblico ricevuto per trasformarlo in tangente. <img src=\"/files/uimgs/conferenza_montecchio_tangenti_1.jpg\" height=\"280\" align=\"left\" width=\"466\" />Questa vicenda è spiegata nel nuovo libro di Renzo Mazzaro &quot;Veneto Anno Zero&quot; che racconta tutta la vicenda giudiziaria e le casuali intercettazioni che ha portato i magistrati a scoperchiare il gigantesco malaffare veneto, ospite assieme a Claudio Rizzato dirigente dei servizi di documentazione della biblioteca regionale. L\'indagine nasce per puro caso quando i magistra ti intercettando alcuni manager della Mantovani Costruzioni si imbattono nelle conversazioni dell\'allora presidente della società Piergiorgio</span> Baita, il quale successivamente ha raccontatto in Procura il sistema di \'mazzettè che giravano attorno alla Mantovani, al Consorzio Venezia Nuova e alle opere del Mose<span itemprop=\"articleBody\">. Questa storia comunque è una delle tante che continuano a imperversare nel nostro Veneto in una sorta di omertà diffusa, simile alla Mafia. E tutti sono coinvolti: il Veneto spesso sceglie di non guardare! </span></div>', created = 1513122719, expire = 1513209119, headers = '' WHERE cid = '1:6f6afd558936caf5b7c0074fdc55768d' in /var/www/iodemocratico.it/www/includes/database.mysql.inc on line 172.
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02/05/2016 - 00:00
Finisce con la sua decadenza da deputato l'era Galan attualmente agli arresti domiciliari per il suo coinvolgimento nella vicenda delle tangenti per il Mose. Si dichiarava di essere lui stesso il Nordest e su questa presunzione fece  del Vento il suo feudo personale. Dopo il terzo mandato Luca Zaia lo costrinse a mollare la presa e per compensare il "doge di venezia" gli fu dato prima il ministero dell'Agricoltura e poi non felice per l'incafico che Galan definiva "ministero delle mozzarelle" gli fu dato quello per la Cultura. Ora vive agli arresti domiciliari con 5000 euro al mese in affito dopo il sequestro della Villa Rodella. Galan era agli arresti domiciliari dal luglio 2014 patteggiando con la Giustizia il suo coinvolgimento per lo scandalo MOSE. Le indagini comunque sulla vicenda delle paratie mobili in laguna sono tuttora in corso in particolare con rogatorie internazionali volte a rintracciare il denaro dato in dazioni per agevolare l'attività del consorzio Venezia Nuova, all'epoca dei fatti retto da Giovanni Mazzacurati. Lo ha detto il procuratore aggiunto Carlo Nordio a margine dell'avvio del processo al tribunale di Venezia, con la discussione sulle questioni preliminari e con gli otto imputati assenti per la vicenda che vede tra questi l'ex ministro Altero Matteoli (corruzione) e l'ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni (finanziamento illecito dei partiti).   "A ventiquattro anni da tangentopoli - ha rilevato Nordio - non è cambiato nulla". Per la vicenda Mose, ha proseguito, "oggi non l'inizio della fine - ha sottolineato - ma la fine dell'inizio; una situazione, se vogliamo, residuale dopo che la gran parte degli indagati hanno patteggiato, ma la sostanza e il valore dell'inchiesta, visti i ruoli di molte persone che vi sono entrate, non cambia. Intanto l'opera idraulica per la sicurezza di Venezia continua.  La data ultima per la conclusione dei lavori del Mose viene confermata nel bilancio per il giugno 2018: costo finale 5,493 miliardi di euro.  La tangente di un miliardo di euro è tra le più alte che quella dell'Eni di tangentopoli o le più recenti di Mafia Capitale sono briciole. Nelle 437 pagine delle richieste di arresto della procura veneziana si trovano molte conferme a quella cifra sprecata in illecite "pubbliche relazioni". Le regole della tangente collettiva - i costruttori dovevano fare una colletta ogni volta che veniva richiesto - le impose il capo supremo Giovanni Mazzacurati quando prese in mano le redini del consorzio monopolista in Laguna. Nel 2002. "La mia azienda aveva appena rilevato le quote del Consorzio appartenute a Impregilo, un investimento da 70 milioni che ci trasformava negli azionisti più importanti", ha messo a verbale l'amministratore della Mantovani, Piergiorgio Baita. "L'ingegner Mazzacurati mi convocò e, in sede, mi precisò una serie di regole non scritte che vigevano tra i soci. La più importante era questa: dovevamo impegnarci tutti a retrocedere al consorzio, in nero, le somme concordate". Il secondo obbligo era che "nessuna delle singole imprese, salvo ordine supremo, poteva permettersi di pagare direttamente politici e funzionari: le tangenti dovevano sempre passare attraverso il consorzio". Mazzacurati, che pretendeva di essere l'unico a gestire i rapporti politici più alti - incontrò diverse volte a Roma Silvio Berlusconi e Gianni Letta "per spiegare come stavano i lavori del Mose e farli procedere più velocemente" - riceveva le buste di denari personalmente dai costruttori. Altre volte mandava uno dei suoi collaboratori: Luciano Neri o Federico Sutto. Raccoglievano e consegnavano al presidente. "Era Mazzacurati a decidere il fabbisogno di fondi extracontabili, a scegliere chi doveva anticipare le somme nei momenti di crisi. Era lui, durante le campagne elettorali, a dettare gli importi del finanziamento ai partiti. Noi della Mantovani e quelli di Fincosit sostenevamo rappresentanti del Pdl, Condotte e Coveco il Pd. Solo la mia azienda ha retrocesso al consorzio sei milioni di euro". Retrocesso, si dice così. Significa " restituire in nero" parte del denaro pubblico ricevuto per trasformarlo in tangente. Questa vicenda è spiegata nel nuovo libro di Renzo Mazzaro "Veneto Anno Zero" che racconta tutta la vicenda giudiziaria e le casuali intercettazioni che ha portato i magistrati a scoperchiare il gigantesco malaffare veneto, ospite assieme a Claudio Rizzato dirigente dei servizi di documentazione della biblioteca regionale. L'indagine nasce per puro caso quando i magistra ti intercettando alcuni manager della Mantovani Costruzioni si imbattono nelle conversazioni dell'allora presidente della società Piergiorgio Baita, il quale successivamente ha raccontatto in Procura il sistema di 'mazzettè che giravano attorno alla Mantovani, al Consorzio Venezia Nuova e alle opere del Mose. Questa storia comunque è una delle tante che continuano a imperversare nel nostro Veneto in una sorta di omertà diffusa, simile alla Mafia. E tutti sono coinvolti: il Veneto spesso sceglie di non guardare!