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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016

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  • user warning: Table './iodemocratico/cache_filter' is marked as crashed and last (automatic?) repair failed query: UPDATE cache_filter SET data = '<p align=\"left\">Siamo ormai alla fine di questa maratona referendaria. Nella nostra provincia il PD, con i suoi esponenti istituzionali (senatori, deputati, consiglieri regionali), ha risposto con entusiasmo all\'impegno per il “sì” al referendum, che è stato promosso dall\'intero partito (leggi assenza di comitati per il “no”), salvo qualche distinguo individuale, naturale in simili situazioni.</p><div align=\"left\">La battaglia verbale di questi mesi hanno avuto toni davvero accesi sopratutto da parte del M5s e i colpi bassi non sono mancati, ma il PD è sempre stato corretto durante gli innumerevoli incontri effettuati in tutta la Provincia vicentina. Confronti in cui hanno partecipato anche i rappresentanti dei comitati per il NO, proprio per discutere sulle novità della Riforma senza astio e senza supponenza. Ci sono stati dei distinguo all\'interno del partito ma questo è nella vivacità dialettica del Pd che mette in primo piano sempre la DEMOCRAZIA. Ciò nonostante siamo tutti profondamente convinti che il cambiamento della Carta Costituzionale porterà un rinnovamento epocale alla struttura organizzativa delllo Stato italiano che aspettiamo dal oltre trent\'anni. Chi dice che la Riforma è stata voluta solo dal personalismo del premier Matteo Renzi e della sua maggioranza commette un errore in quanto questo Governo è nato sopratutto per rispondere all\'esigenza di cambiare le regole della formazione legislativa e per raggiungere questo traguardo ci sono voluti due anni di intense attività parlamentari con i voti favorevoli durante la prima fase del dibattito del centro.destra.  Una tappa che si è conclusa il 12 aprile 2016 che fa parte di un percorso – quello della riforma della parte organizzativa della Costituzione italiana – assai lungo e per nulla lineare, le cui origini possono essere fatte risalire per lo meno agli anni ottanta del secolo scorso con il “decalogo Spadolini” (1982) alle elezioni del 1994, nel quale il tema centrale era la razionalizzazione del regime parlamentare, al fine di agevolarne efficienza e stabilità, con l’obiettivo di adempiere alla promessa non mantenuta dalla Costituente con l’ordine del giorno Perassi. L’agenda delle riforme riguardava allora solo la forma di governo – e fra l’altro l’assetto del bicameralismo – e la legge elettorale, per lo più concepita come strumento di razionalizzazione del regime parlamentare. Ora la parola spetta ai cittadini e cittadine chiamati a confermare la Riforma oppure negarla, intanto facciamo una riflessione ancora -ne vale la pena- leggendo il seguente scenario scritto da Giuliano Parodi. </div><p align=\"left\"><b>Se vince il “sì”</b></p> <p align=\"left\">1) L\'Italia fa un passo avanti, sceglie la stabilità dinamica del governo Renzi, risulta rinforzata in</p> <p align=\"left\">    Europa (dove la risalita dopo i disastri di Berlusconi sarà ancora lunga e difficile) e può</p> <p align=\"left\">    continuare a procedere nella direzione intrapresa per la crescita e l\'innovazione</p> <p align=\"left\">2) Il governo può continuare ad operare in vista degli appuntamenti impegnativi del 2017, oltre a</p> <p align=\"left\">    governare l\'economia e le emergenze in atto (migranti, ecc.)</p> <p align=\"left\">3) Il partito può avviarsi più serenamente alla scadenza congressuale (2017), promuovendo un</p> <p align=\"left\">    confronto sincero e approfondito fra maggioranza e minoranza  nel rispetto reciproco, in un clima</p> <p align=\"left\">    rasserenato e svelenito rispetto ad uno scontro interno arrivato ormai al limite</p> <p align=\"left\"><b>Se vince il “no”:</b></p> <p align=\"left\">1) Il Paese resta fermo per una scelta autolesionistica, ingannato da una campagna referendaria</p> <p align=\"left\">    strumentale, perché semplicemente antigovernativa e (quasi) mai riguardante la Riforma</p> <p align=\"left\">2) Il governo ne esce azzoppato, indebolito, politicamente finito (sempre che non cada) per la </p> <p align=\"left\">    perdita di credito dovuta alla bocciatura popolare e, nel caos generale prodotto da un fronte del</p> <p align=\"left\">    “no”, vittorioso ma eterogeneo, subisce tutti i condizionamenti interni (opposizioni aggressive e</p> <p align=\"left\">    divise) ed esterni (Europa, mercati, ecc.) del caso</p> <p align=\"left\">3) Il partito, lacerato a causa della minoranza schierata (a meno di un ripensamento tardivo e</p> <p align=\"left\">    forse ormai inutile) con le opposizioni contro la sua maggioranza e il governo a guida PD, </p> <p align=\"left\">    patisce una spaccatura verticale (forse insanabile) oggettivamente difficile da recuperare</p> <p align=\"left\">&nbsp;</p><p align=\"left\">Facciamo vincere l?italia.</p>', created = 1513136432, expire = 1513222832, headers = '' WHERE cid = '1:90d6d81c02c7d775c695e81f8c1af086' in /var/www/iodemocratico.it/www/includes/database.mysql.inc on line 172.
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30/11/2016 - 00:00

Siamo ormai alla fine di questa maratona referendaria. Nella nostra provincia il PD, con i suoi esponenti istituzionali (senatori, deputati, consiglieri regionali), ha risposto con entusiasmo all'impegno per il “sì” al referendum, che è stato promosso dall'intero partito (leggi assenza di comitati per il “no”), salvo qualche distinguo individuale, naturale in simili situazioni.

La battaglia verbale di questi mesi hanno avuto toni davvero accesi sopratutto da parte del M5s e i colpi bassi non sono mancati, ma il PD è sempre stato corretto durante gli innumerevoli incontri effettuati in tutta la Provincia vicentina. Confronti in cui hanno partecipato anche i rappresentanti dei comitati per il NO, proprio per discutere sulle novità della Riforma senza astio e senza supponenza. Ci sono stati dei distinguo all'interno del partito ma questo è nella vivacità dialettica del Pd che mette in primo piano sempre la DEMOCRAZIA. Ciò nonostante siamo tutti profondamente convinti che il cambiamento della Carta Costituzionale porterà un rinnovamento epocale alla struttura organizzativa delllo Stato italiano che aspettiamo dal oltre trent'anni. Chi dice che la Riforma è stata voluta solo dal personalismo del premier Matteo Renzi e della sua maggioranza commette un errore in quanto questo Governo è nato sopratutto per rispondere all'esigenza di cambiare le regole della formazione legislativa e per raggiungere questo traguardo ci sono voluti due anni di intense attività parlamentari con i voti favorevoli durante la prima fase del dibattito del centro.destra.  Una tappa che si è conclusa il 12 aprile 2016 che fa parte di un percorso – quello della riforma della parte organizzativa della Costituzione italiana – assai lungo e per nulla lineare, le cui origini possono essere fatte risalire per lo meno agli anni ottanta del secolo scorso con il “decalogo Spadolini” (1982) alle elezioni del 1994, nel quale il tema centrale era la razionalizzazione del regime parlamentare, al fine di agevolarne efficienza e stabilità, con l’obiettivo di adempiere alla promessa non mantenuta dalla Costituente con l’ordine del giorno Perassi. L’agenda delle riforme riguardava allora solo la forma di governo – e fra l’altro l’assetto del bicameralismo – e la legge elettorale, per lo più concepita come strumento di razionalizzazione del regime parlamentare. Ora la parola spetta ai cittadini e cittadine chiamati a confermare la Riforma oppure negarla, intanto facciamo una riflessione ancora -ne vale la pena- leggendo il seguente scenario scritto da Giuliano Parodi.

Se vince il “sì”

1) L'Italia fa un passo avanti, sceglie la stabilità dinamica del governo Renzi, risulta rinforzata in

    Europa (dove la risalita dopo i disastri di Berlusconi sarà ancora lunga e difficile) e può

    continuare a procedere nella direzione intrapresa per la crescita e l'innovazione

2) Il governo può continuare ad operare in vista degli appuntamenti impegnativi del 2017, oltre a

    governare l'economia e le emergenze in atto (migranti, ecc.)

3) Il partito può avviarsi più serenamente alla scadenza congressuale (2017), promuovendo un

    confronto sincero e approfondito fra maggioranza e minoranza  nel rispetto reciproco, in un clima

    rasserenato e svelenito rispetto ad uno scontro interno arrivato ormai al limite

Se vince il “no”:

1) Il Paese resta fermo per una scelta autolesionistica, ingannato da una campagna referendaria

    strumentale, perché semplicemente antigovernativa e (quasi) mai riguardante la Riforma

2) Il governo ne esce azzoppato, indebolito, politicamente finito (sempre che non cada) per la 

    perdita di credito dovuta alla bocciatura popolare e, nel caos generale prodotto da un fronte del

    “no”, vittorioso ma eterogeneo, subisce tutti i condizionamenti interni (opposizioni aggressive e

    divise) ed esterni (Europa, mercati, ecc.) del caso

3) Il partito, lacerato a causa della minoranza schierata (a meno di un ripensamento tardivo e

    forse ormai inutile) con le opposizioni contro la sua maggioranza e il governo a guida PD, 

    patisce una spaccatura verticale (forse insanabile) oggettivamente difficile da recuperare

 

Facciamo vincere l?italia.